8.6.09

Il testo della legge

Da Mary riceviamo e pubblichiamo:
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Riporto di seguito il testo del famigerato articolo intrufolato nel pacchetto sulla sicurezza

ART. 60.(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet).

1.

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2.

Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.3. Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con i Ministri dell’interno e per la pubblica amministrazionee l’innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione ditale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è sostituito dal seguente: «1) col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda».

29.5.09

pacchetto sicurezza attacco finale ai blogger e filtraggio della rete berlusconi vuole chiudere facebook e youtube

FONTE:italianspot.wordpress.com

Fate girare questa notizia il più possibile:
stanno tentando nuovamente di chiuderci internet!

Dietro gli specchietti per le allodole e dietro i vaudevilles di bassa lega che animano chiacchiericci e facili indignazioni, in modo subdolo e sistematico si introducono norme liberticide:

Nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra
gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati
clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è
stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a
mezzo internet". Il testo la prossima settimanaapproderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera
l'articolo è diventato il nr. 60.
Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga
sulla trasversalità del disegno della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che
ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito
ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria,
può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla
,rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta
dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa
pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a
delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine
pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i
link scomodi per la Casta con questa legge?
Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo, indipendentemente
da quello che ciascuno di noi ne pensa! e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è
ormai l'unica fonte informativa non censurata. Il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company,
Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per
l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e
d'interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale
che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo
emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno
che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si
riesce a dominare. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di
far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono
stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.

24.4.09

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SOTTO IL CAMICE - Carlo Olivieri

Prima è toccato a Kante, la giovane ivoriana denunciata mentre era in un ospedale di Napoli per partorire.
Poi è successo a Baccan Ba, un ragazzo senegalese che, dopo aver sofferto per 4 giorni per un mal di denti,
si è rivolto ad un ospedale di Brescia e che si è ritrovato in commissariato senza nemmeno essere curato.
Poi è venuto il turno di Carlos, un boliviano che si è rivolto ad un ospedale di Pavia per un dolore addominale
che poteva essere curato facilmente se non avesse aspettato dieci giorni per paura di essere denunciato:
ora invece, a causa di quel ritardo fatale, si trova in rianimazione in fin di vita.
L’ultimo episodio riguarda una ragazza nigeriana che si è rivolta ad un ospedale di Conegliano per un malore
e che, dopo essere stata trattenuta in osservazione per un paio d’ore, è stata denunciata dal medico di turno,
trasportata in commissariato, sottoposta ad un processo per direttissima dopo aver passato una notte
in carcere e quindi espulsa dal territorio italiano.

Dopo 18 anni passati nei reparti ospedalieri e negli ambulatori, prima come infermiere e poi come medico,
devo confessare che questi episodi, pur suscitando la mia più profonda indignazione, non mi meravigliano affatto.
Dopo 18 anni ho imparato che ciò che conta non è il camice, ma la persona che lo veste.
Senza mettere in dubbio la loro competenza in medicina, bisogna ammettere che ci sono colleghi che
non hanno alcuna competenza in materia di contatto con l’umanità dell’altro. Che cos’è, in fondo, la discriminazione
se non una drammatica carenza di comprensione dell’umanità dell’altro?

Sia il collega di Napoli che quello di Conegliano non si offendano se parlo loro con sincerità.
Purtroppo devo constatare che in queste occasioni, a dispetto di ogni rapporto medico-paziente che si rispetti,
avete percepito l’essere umano che si era rivolto a voi per essere curato solo come un oggetto.
Una sorta di anestesia vi ha impedito di percepire l’umanità dell’altro, ma, nel trasformare l’altro in una cosa,
avete trasformato voi stessi in una cosa.
Come avete chiuso l’orizzonte dell’altro, così avete chiuso il vostro orizzonte.
Non avete saputo approfittare di una meravigliosa occasione: quella di contribuire al superamento, da parte dell’altro che si era rivolto a voi,
non solo del suo dolore fisico, ma anche della sua sofferenza.
Venendo in contatto con voi questa persona poteva forse riacquistare un minimo di fiducia.
Finalmente poteva affidarsi alle cure di qualcuno senza correre il rischio di essere rigettato
nella sofferenza da cui stava fuggendo.
Peccato, cari colleghi. Peccato, perché potevate conoscere dell’altro non solo i suoi organi, ma anche la sua vita.
Che cosa pensavate in quel momento? Che cosa sentivate in quel momento?
Probabilmente avete vissuto un momento di disumanizzazione.
Spero per voi e per le persone che dovrete curare che sia stato solo un momento e non rappresenti la base della vostra vita.
Spero per voi e per le persone che dovrete curare che non scopriate un giorno che sotto il vostro camice non c’è più una persona, ma solo un oggetto.

Roma, 15 aprile 2009

Carlo Olivieri
medico umanista