7.9.09


Battaglia di carta a San Francisco

Contributo di Marco Gambaro, pubblicato oggi sulla pagina opinioni del Corriere della Sera

Nonostante la crisi dei quotidiani statunitensi venga letta soprattutto in relazione alla disponibilità gratuita delle notizie su Internet e allo sviluppo della rete come mezzo pubblicitario, molte battaglie si giocano ancora sui terreni tradizionali. Sia Wall Street Journal che New York Times hanno annunciato di voler aprire delle edizioni locali nella regione di San Francisco dove il Chronicle, che nel 2008 ha perso 50 milioni di dollari, è candidato alla vendita o alla chiusura e intanto ha ridotto la copertura redazionale.

Se effettivamente chiudesse la Baia resterebbe senza quotidiani a pagamento visto che l'Examiner è passato qualche tempo fa alla distribuzione gratuita. La Baia rappresenta l'area fuori dalla città di origine dove sia il Journal che il Nyt vendono il maggior numero di copie, rispettivamente 98 mila e 49 mila giornaliere. Con l'aggiunta di un po' di pagine locali potrebbero intercettare lettori e inserzionisti pubblicitari, sfruttando le economie di scala della loro edizione nazionale per la quale i costi fissi sono già spesati.

La notizia va inquadrata nell'organizzazione del mercato dei quotidiani Usa che è fortemente radicato nella dimensione locale e dove i quotidiani nazionali sono una rarità. Dopo un lungo percorso di consolidamento sono rimasti circa 1.400 quotidiani che nella quasi totalità sono monopolisti nella città di edizione. Solo le grandi metropoli hanno più di una testata e a differenza del mercato italiano ed europeo quasi nessun giornale cerca lettori e raccoglie pubblicità fuori dalla sua città.

Del resto i quotidiani hanno abbandonato da tempo l'idea di competere per la pubblicità nazionale, che viene intercettata soprattutto da televisione e periodici, mentre si concentrano su quella locale che rappresenta oltre l'80% della loro raccolta. Il calo dei lettori e della pubblicità mette in crisi le testate più deboli e chi ha le spalle più larghe cerca di sfruttare i propri punti di forza, in questo caso il marchio e le grandi redazioni nazionali, anche modificando il modo tradizionale di fare i giornali. La Baia potrebbe costituire il laboratorio di una riorganizzazione dell'industria dei quotidiani.

Marco Gambaro

4.9.09

TRA I RISCHI IL RITIRO PREMATURO DEI PIANI DI STIMOLO E LE TENSIONI NEL SETTORE FINANZIARIO

Fmi: ripresa lenta, d'accordo sulle stime

Il direttore generale Strauss-Kahn: la disoccupazione aumenterà anche nel 2010. In Usa ai massimi dal 1983

NEW YORK - La curva è a U e non a V. Cioè la ripresa economica mondiale c'è, ma è lenta e non ci sarà un rimbalzo immediato, dopo l'Ocse, e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, anche il Fondo monetario internazionale (Fmi) è d'accordo sulla lentezza della ripresa. «L'economia globale sembra emergere dalla peggiore crisi economica dei nostri tempi. La ripresa, comunque, sarà relativamente lenta», ha affermato il direttore generale dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn. I rischi che gravano sulla ripresa economica, che sarà «fragile», stanno diminuendo. Fra i rischi menzionati da Strauss-Kahn figurano la disoccupazione, che continuerà ad aumentare fino al prossimo anno, il ritiro «prematuro» dei piani di stimolo e le persistenti tensioni nel settore finanziario. Strauss-Kahn ha quindi esortato i governi ad attuare le riforme normative necessarie, evitando di tirare il freno sulla scia del miglioramento dei mercati finanziari. «Gli sforzi riformatori non stanno procedendo con la velocità necessaria per affrontare i problemi sorti dalla crisi» ha detto.

DISOCCUPAZIONE - In linea con il timore di Strauss-Kahn sulla disoccupazione, il dato sui senza lavoro negli Stati Uniti in agosto è salito al 9,7%, contro il 9,5% previsto dagli analisti, il livello più alto dal giugno 1983. A luglio la disoccupazione in Usa era stata del 9,4%. Il numero di disoccupati è aumentato quindi di 466 mila unità a 14,9 milioni di persone.


04 settembre 2009

ECONOMIA

Tokyo registra due nuovi record negativi, l'aumento del tasso di disoccupazione
e il calo dell'inflazione.

Economia giapponese a pezzi
mai così male dalla II Guerra

I senza lavoro a luglio saliti di 1,03 milioni. In totale sono 3,59 milioni. Deflazione -2,2%

TOKYO - Brutti segnali per l'economia giapponese che registra due record negativi in contemporanea, l'aumento del tasso di disoccupazione e il calo dell'inflazione. Dati preoccupanti che non rappresentano un buon viatico per il premier Taro Aso a due giorni dalle elezioni legislative.

Disoccupazione. Il tasso di disoccupazione in Giappone è salito del 5,7% a luglio, sorpassando il precedente massimo storico del 5,5% dell'aprile 2003. A giugno la disoccupazione si era attestata al 5,4%. E' il dato peggiore dalla Seconda guerra mondiale. Il numero di disoccupati sale di 1,03 milioni a luglio, portando il totale a 3,59 milioni di unità. E' il nono mese consecutivo che la disoccupazione cresce in Giappone. L'indebolimento del mercato del lavoro incide anche sulla spesa delle famiglie che a luglio arretra del 2%, dopo il +0,2% di giugno.

Gli economisti in media si aspettavano un tasso che potesse eguagliare il precedente record del 5,5%, ma il numero dei disoccupati è salito di ben 1,03 milioni di unità (+40,2%) rispetto all'anno precedente, a quota 3,59 milioni, per una riduzione della forza lavoro dello 0,5%, a 66,28 milioni di persone. In calo da 43 di giugno a 42 di luglio (12 mesi fa erano a 89) i posti di lavoro disponibili ogni 100 persone in cerca di occupazione: un nuovo minimo storico, in base al consueto rapporto del ministero del Lavoro, aggiornato per il terzo mese di fila.

Inflazione. A luglio i prezzi al consumo core, quelli con l'esclusione dei cibi freschi (frutta, verdura e pesce), arretrano del 2,2% annuale, la discesa più forte da quando è iniziata la serie statistica. I prezzi al consumo con l'esclusione dei beni alimentari e del petrolio scendono dell'0,9% annuale, il massimo dal luglio 2002 e i prezzo al consumo core a Tokyo ad agosto arretrano dell'1,9%.

Toyota. Cattive notizie anche dall'auto. La produzione mondiale di Toyota nel primo semestre del 2009 segna, includendo i marchi Daihatsu e Hino, un crollo del 37,8% su base annua, a 3,61 milioni di pezzi. Lo si legge in una nota del colosso automobilistico di Nagoya, secondo cui soltanto in Giappone gli impianti del gruppo hanno costruito veicoli per 1,79 milioni di unità, il 41,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. La componente estera, invece, si attesta a 1,81 milioni di veicoli (-33,5%).

Borsa. Nonostante le cattive notizie la borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo. Il Nikkei ha segnato un guadagno dello 0,57%, mostrando un incremento del 2,89% in una settimana e del 18,90% da inizio anno. Il Topix è salito dello 0,53% a 969,31 punti.

(28 agosto 2009)